Un'altra bella mattina di scuola se n'è andata per sempre.
Che noia, il tempo questo pomeriggio sta passando a passi di formica. Eppure ho un sacco di amici: perché non fare qualcosa con loro? Ecco, sarebbe una buona idea. Ma..chi può stare con me? Chi?
Questo sabato è iniziato nel migliore dei modi.
I suoi occhi, la sua bocca che mi comunica qualcosa, di incomprensibile per me, in questo momento. Sono concentrata sul suo viso. Ho il mondo intorno, ma lo fisso in un modo così timido e deciso che non riesco a vedere altro che lui. Mi porge il libricino che tiene in mano, apposta per me; mi spiega, fissandomi, senza cambiare la direzione dello sguardo. Mi piace. Non posso dare un senso alle parole; ascolto il suono della sua voce, ma non posso dare un significato. Il battito cambia giro, sempre più frequente: il cuore riesce a stare al passo. Cade il catalogo per terra, dalle sue mani. Noto le pagine sfogliate sotto la punta di una scarpa sconosciuta. Raccolgo, timidamente, lo fisso, sorrido, lo fisso e sorrido. Sembra agitato, ma felice. Lo sono anch'io. "Giulia, calmati, ti sta solo parlando! Niente di così imbarazzante!" e mentre io pensavo ciò, lui parlava, a scatti, mi fissava sempre. Dritto negli occhi. Mi stringo le mani, sistemo i capelli arruffati, sorrido. Silenzio. Lo ringrazio, ma ripensandoci subito non riesco a ricordare le varie informazioni che si è prestato a mettermi in dettaglio. Niente di niente. Lo vedo allontanarsi, timido, tra le colonne di persone affrettate alle macchinette. Ciao. Lo seguo con lo sguardo. Si gira. Ma il momento è minimo, si affretta e va.
sabato 26 settembre 2009
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Vite incomprese.

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